Catania
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Sfila, Agata tra mafia e ultrà
Raciti batte la mafia di Sant'Agata. Almeno sui giornali. È il 2 febbraio, la festa patronale di Catania è alle porte e un anno fa moriva, negli scontri tra polizia e tifosi, l'ispettore Filippo Raciti. Ma è anche il giorno dopo la pubblicazione dell'inchiesta che denuncia le mani di Cosa Nostra sull'organizzazione dei festeggiamenti della Santa patrona. Dalle bancarelle ai fuochi d'artificio, dalla processione delle candelore alle soste del carretto che porta le reliquie di Sant'Agata sotto casa dei boss, tutto - dice l'indagine - è controllato e gestito dai clan Mangion e Santapaola.
«Hanno scoperto l'acqua calda», dice mezza Catania, abituata a sentire sul collo il fiato delle cosche. «Perfino per portare le candelore devi essere raccomandato! - sbotta un signore - Il pescivendolo che dice "la porto io, sono forte" non lo può fare se non lo appoggia qualcuno». Serve la spintarella, insomma, anche per essere devoti, «perché portare i ceri è un onore». E poco prima che inizi una delle tante processioni che da qui al 5 febbraio celebreranno Sant'Agata, i netturbini si affrettano a spazzare via i coriandoli del carnevale, per lasciare alla santa una strada pulita.
Su La Sicilia, il quotidiano che trovi nei bar e sotto braccio di tutti, la notizia dell'inchiesta sulla gestione mafiosa del patrono, non merita più di un taglio basso, in fondo a sinistra di un paginone dedicato al ricordo del poliziotto ucciso. «I commenti ufficiali in città sono pochi», scrive il giornale, e nemmeno le voci di strada riflettono troppo sull'argomento.
Qualche riga in più si trova sulla cronaca locale di Catania: ma è una sola pagina, niente a confronto dello speciale di dieci, che racconta la storia, le origini e le novità della festa. Il sindaco di Forza Italia Umberto Scapagnini, che ha una pagina d'intervista tutta per sè, non dice nulla sull'argomento, e a dir la verità nessuno glielo chiede. Parla invece l'arcivescovo che dice chiaramente che «Sant'Agata non può accogliere tra i suoi veri devoti gli operatori di violenza e di criminalità mafiosa o di altro genere».
La processione, intanto, è partita. E alle persone che assistono estasiate alla sfilata di ceri accesi, quell'articolo in basso a sinistra, tutt'al più ha fatto sbadigliare.
Tratto da L'Unita
Mi chiedo, devono sempre essere i giornali del nord a parlare chiaramente di come stanno le cose a casa nostra? D'accordo la stampa locale è troppo asservita, perchè il padrone de La Sicilia (Mario Ciancio Sanfilippo) è lo stesso che gestisce gli appalti in città, le concessionarie di pubblicità, lo stesso che impedisce a repubblica di creare una propria redazione catanese...etc.etc.
D'accordo tutto questo lo sappiamo. Allora, partendo da qui proviamo tutti a scrivere qualcosa, un episodio che c'è capitato, un sentito dire, qualcosa che ci ha toccato da vicino, prima che siano gli altri a svelare questi "segreti di pulcinella" siciliani.
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