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feb 14
2008

“Prima di tutto...Rita presidente”. Il Comitato Messina Partecipata scrive a Genovese

Scritto da ingdade in SiciliaRita BorsellinoPartecipazioneNetworkelezionidimissioniDemocraziacommunityARS

 

“Prima di tutto… Rita Presidente!”Il Comitato Messina partecipata si rivolge al segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese, parafrasando il suo slogan elettorale. Obiettivo: chiedere a gran voce il sostegno alla candidatura di Rita Borsellino alla presidenza della Regione.

“Sarebbe colpevole – e riteniamo suicida – disperdere il patrimonio di sincera partecipazione democratica che nel corso della precedente campagna elettorale è riusciti a costruire; e sarebbe parimenti colpevole e suicida - continua il Comitato - disperdere il valore aggiunto che, oggi come allora, la candidatura di Rita apporterebbe al centro-sinistra siciliano, in termini di valori e di consensi.

Chiediamo allora a Genovese di rivedere in primo luogo il proposito del suo partito di puntare su diversa, seppure prestigiosa, candidatura alla presidenza della regione. Se tale proposito fosse però ormai giunto ad un punto di non ritorno chiediamo allora di mettere in atto quella pratica di democrazia sulla quale è nato anche il PD e grazie alla quale il centro-sinistra ha scelto in passato i suoi leader nazionali e regionali: le primarie, per scegliere il candidato alla presidenza della Regione Sicilia di maggiore gradimento agli iscritti ed ai simpatizzanti del PD, della sinistra, ma soprattutto dei siciliani che vogliono un riscatto morale dopo il buio periodo cuffariano”.


feb 14
2008

RITA INEVITABILE

Scritto da diago in Nessuna Categoria 

 

Ragazzi, sul sito di Beppe Grillo c'è un articolo che non mi fa dormire la notte. Dice, e lo sapevamo, che sono stati i giornali, fulcro ed espressione dell'establishment economico-finanziario, a scegliere Veltroni. Sono stati i media a sceglierlo. E' stato votato alle primarie perchè era l'unico presente in televisione e sui primi tre giornali nazionali La Repubblica, Il Corriere e il Sole 24 ore. Ora, lo spunto che dobbiamo necessariamente cogliere da questo fenomeno tipicamente italiano è uno. Bomabardare mediaticamente fa vincere. E' così. E l'unico modo per fare arretrare la Finocchiaro e portare la Borsellino alle elezioni, se veramente lo vogliamo, è bombardare mediaticamente. Giornali, televisione nazionale, strade, quartieri, manifestazioni. Proporre la candidatura di Rita come già assodata, naturale, inevitabile. Chi riece ad approdare ai media, chi li aggancia con furbizia, ha fatto il 70 % della strada. Sono dei meccanismi che i signorotti di partito sanno utilizzare bene. Sono il loro pane quotidiano. Ma anche noi possiamo. Quindi secondo me la strada da intraprendere sin dall'incontro di venerdì a Palermo è questa. Non lo so picciotti, fatemi sapere cosa ne pensate. Io un cia fazzu chiu'.

 

tratto da Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri/Stampa Alternativa

 

Il Corriere della Sera e la Repubblica sono giornali politici. Fanno la politica dei loro editori. Mieli e Mauro sono solo portaordini del potere economico finanziario. Veltroni è stato scelto dalla Casta, non dai cittadini con le Primarie. L'informazione della Confindustria e di De Benedetti è il nostro pane quotidiano. Il padrone ci informa tutti i giorni e noi, per questo, lo paghiamo.

"Il mercato dei quotidiani italiani - angusto, in calo e dominato da editori che fanno editoria come attività collaterale o strumentale - è in fase avanzata di massiccia e progressiva riduzione al controllo da parte di pochissime centrali di potere. E oggi "i giornali italiani fanno ben più che informare e commentare i fatti", rilevava polemicamente il 27 luglio 2007, sulla Repubblica, il segretario dei DS Piero Fassino: "Promuovono campagne, sostengono tesi politiche, influiscono sulle scelte di partiti e governo, condizionano la formazione della leadership". Insomma, l'informazione "è parte integrante del sistema politico e partecipa direttamente a tutte le dinamiche che lo investono". Parte integrante, cioè - anche se Fassino non lo può dire - della Casta.
Ma Fassino non ce l'aveva evidentemente solo con il giornale proprietà di De Benedetti, sponsor l'uno e l'altro da sempre di Walter Veltroni - al posto dello stesso aspirante Fassino - alla guida del nascente PD (l'editore anche con pubbliche dichiarazioni, il giornale con centinaia di paginate, interviste, "retroscena", copertine di supplementi, servizi di cronaca romana, ecc.).
Tre giorni dopo ne aveva anche per il Corriere della Sera, da anni impegnato esplicitamente in prima linea, con la direzione di Paolo Mieli, a dare quotidianamente le carte nella partita della ristrutturazione del sistema partitico e istituzionale italiano. Fassino scriveva al giornale di via Solferino che la rappresentazione, ad esempio, della vicenda UNIPOL-BNL ... "travalica abbondantemente il diritto di cronaca e il dovere di informazione, assecondando invece e talora sollecitando una pulsione distruttiva largamente diffusa nell'opinione pubblica, quasi un desiderio vendicativo di travolgere la politica, liquidare una classe dirigente, demolire la credibilità politica e morale delle persone". E, passando da un caso emblematico ma specifico alla questione generale della maniera di fare informazione, in particolare da parte di alcuni grandi giornali, Fassino ribadiva: "Sappiamo bene come nella società di oggi i giornali non esauriscano la loro funzione solo nell'informare e nel commentare i fatti, ma siano organica parte del sistema politico istituzionale: promuovono campagne, orientano la formazione delle leadership, influiscono sulle priorità dell'agenda politica, condizionano i comportamenti delle forze politiche. Insomma, i giornali sono un competitore nel sistema politico. Non so fino a che punto ciò sia veramente compatibile con la missione di una stampa libera e indipendente".
Non si trattava solo della stizzita reazione di un Fassino geloso delle maggiori chances per la leadership del PD riconosciute dai due più autorevoli giornali italiani al concorrente Veltroni.
Il segretario dei DS, sconfitto, metteva nero su bianco, senza ormai inutili cautele, ciò che sapevano tutti: i due più potenti giornali italiani, i due più grossi centri di potere economico-finanziario-editoriale, da tempo impegnati direttamente nella battaglia politica, avevano deciso chi doveva essere il leader del nuovo partito e presumibilmente un nuovo capo di governo, alternativo naturalmente a Berlusconi (considerato pericolosamente incontrollabile e impresentabile dall'establishment economico-finanziario) e allo stesso stizzoso e troppo indipendente Prodi. E qualche giorno dopo, Mieli faceva autorevolmente intervistare da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera Giampaolo Pansa, una "grande firma" intima di Mieli, di Repubblica, di Scalfari, dell'Espresso e di De Benedetti. Pansa, con l'aria più innocente e sprovveduta di questo mondo, "rivelava" che due fra i massimi leader politici del centrosinistra e del Paese erano stati battuti, su una fondamentale scelta squisitamente politica, dalle direzioni di due giornali: "Fassino e D'Alema si sono convinti ad appoggiare Veltroni dopo aver visto che i due principali quotidiani, Corriere e Repubblica, avevano già scelto lui".

 

 

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